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Foto articolo_due donne_Come migliorare la comunicazione 15 Ott 2021

15 Ott

BY: Anna

Novità

Come migliorare la comunicazione…
…con noi stessi.

Siamo animali sociali e, nonostante possa sembrare alquanto riduttivo, Aristotele aveva ragione. La nostra persona, il nostro carattere e la personalità dipendono dalle relazioni sociali che intraprendiamo. Osserviamo seguiamo e impariamo ogni giorno dall’esempio di chi ci circonda. Di più, la qualità e forma delle nostre relazioni sono la diretta conseguenza delle nostre conversazioni.

Ma hai mai pensato che per una buona comunicazione indipendentemente dall’interlocutore, prima sia indispensabile ascoltare se stessi?

Comunicare con se stessi è il primo passo per conoscersi, per accettarsi ed essere consapevoli delle proprie caratteristiche, è anche il primo passo per una conversazione alla scoperta dell’altro, per instaurare la migliore relazione possibile. Risulterebbe abbastanza difficile, poco efficace insomma, doversi relazionare con una persona senza prima avere alcuna certezza di se stessi; così facendo si ha la necessità di scoprire due persone nello stesso momento senza avere alle spalle la consapevolezza di sè, ingrediente principale per instaurare un rapporto nel quale presentarsi all’altro, ponendosi apertamente e interamente alla sua conoscenza, consci della propria.

Ma cosa significa ascoltare se stessi?

Comunicare con noi stessi significa relazionarsi con la propria persona, estraniarsi e considerarsi un possibile doppio interlocutore con cui parlare, udire così il rumore delle proprie emozioni e saperle accogliere nel modo migliore. Da qui la necessità di conoscersi e porsi in ascolto del sé. Ognuno di noi infatti, lungo il percorso della vita, è alla costante scoperta di un sè in continua evoluzione. Bisogna prima di tutto sapersi ascoltare, conoscere e riconoscere quelle parti di noi che difficilmente manifestiamo con libertà all’altro, dobbiamo poi dar loro un nome per identificarle ed infine accettale. Ascoltare e parlare con se stessi aiuta quindi a prendere atto dei propri pregi e difetti, punti di forza e mancanze o debolezze per scegliere in libertà se farne un buon “uso”.

Ecco il presupposto per essere se stessi fino in fondo e poter interagire con l’altro e comunicare chi siamo veramente. Ascoltarsi è imparare a riconoscere, e quindi è conoscere più profondamente le emozioni che condizionano le nostre azioni e le nostre scelte quotidiane. Conoscere permette di governare, non sovrastare, ma controllare, la propria indole e le proprie passioni; significa non essere succubi, non dipenderne, ma trovarne l’equilibrio. Le emozioni poi, per loro natura, così astratte e naturali, sono moralmente neutre; non sono definibili secondo concetto o criterio di buono e cattivo. Vanno accolte e non represse. Questo processo di consapevolezza permette di agire di conseguenza per relazionarsi con l’altro nel modo migliore.

Ascoltarsi e conoscersi è il punto di partenza, la base per poter essere in grado di ascoltare veramente la persona che abbiamo di fronte. Le esperienze che viviamo concorrono a modificare, colorare o sfumare quelle che l’altro ci racconta di sè: diventa fondamentale quindi conoscersi per saper scindere il “mio” dal “tuo”. Il rapporto tra noi e noi stessi, e noi con gli altri gode poi di reciproco beneficio. Solo con una sana relazione con noi stessi possiamo instaurare legami solidi e soltanto se siamo circondati da relazioni mature e buone possiamo conoscere e sentirci a nostro agio con noi stessi. Le due facce della comunicazione sono perciò strettamente dipendenti l’una dall’altra. Si rinforzano e crescono vicendevolmente. Solo così ci sentiamo liberi di esprimere tutti i lati del nostro carattere anche i più nascosti, anche ciò che teniamo riservato e mostriamo con meno naturalezza.

La naturalezza… è un altro ingrediente fondamentale per il cocktail della sana comunicazione. Naturalezza come verità, come sincerità e concretezza. L’indole bambina tanto cara a Freud, quella parte più rudimentale, così in balia delle emozioni ma così tanto vera e naturale, quasi ingenua. E nonostante il tempo passi, il nostro corpo adulto proteggerà sempre la sua parte bambina, anzi continuerà ad esserne condizionato, magari anche inconsapevolmente. Lungo il corso della vita, tra infanzia e sviluppo verso la maturità, le nostre paure e convinzioni, timori e certezze, descriveranno implicitamente la nostra persona: la sana comunicazione riesce dunque ad interagire con questa sfera tanto nascosta quanto importante, ristabilendo l’equilibrio necessario all’accettazione e comprensione del sè.

La parte pratica della comunicazione con noi stessi è del tutto personale, si tratta di trovare un angolo, un momento nella giornata dove, con tempo e calma, concedersi all’ascolto. Sedersi su una sedia e immaginare di porre di fronte una seconda sedia con il nostro IO interlocutore, può spesso aiutare a visualizzarlo, a rappresentarlo. Uno specchio, parlare ad alta voce, un peluche o una bambola, l’importante è visualizzare e ascoltare ciò che noi ci stiamo, o vorremmo dirci. A questo punto si tratta di aprirsi completamente al dialogo: dobbiamo parlare con sincerità al bimbo interiore creando una comunicazione efficace e intensa, sana, appunto. La sincerità sarà forse messa alla prova dal giudizio, dall’autocritica e dal pensiero comunque di trovarsi sotto esame. Lo sforzo è lasciare che il flusso esca liberamente privo di limitazioni e ostacoli. Sentirsi liberi, imporsi di esserlo, è il primo esercizio concreto da svolgere. Comunicare col nostro “alter ego” che abbiamo dinanzi, ci aiuta a conoscere, capire e accettare ciò che, consapevolmente o meno, neghiamo ai nostri occhi ma che ci può condizionare o bloccare nel nostro vivere.

In questo modo le paure i timori o le convinzioni errate costruite inconsapevolmente e che docilmente, ma tanto rigidamente, ci condizionano il quotidiano, vengono apertamente riconosciute, capite e superate, definendo la differenza tra la consapevolezza di noi stessi e la sorella cattiva: la noncuranza.

Tu non sei quello che la tua mente ti dice.

Come migliorare la comunicazione con l’altro è…il prossimo passo: non perderlo!

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