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16 Mag

BY: Anna

Novità

Perché ci vergogniamo? Ci vergogniamo per qualcosa che abbiamo commesso o per quello che siamo, per quello che abbiamo o non abbiamo, per i nostri pensieri, le nostre emozioni, il nostro corpo, sono molte le ragioni che ci possono creare vergogna…
L’esperienza della vergogna ha molte facce: può manifestarsi come un’emozione improvvisa sollecitata da eventi esterni che si manifesta nella relazione con l’altro, o diventare un sentimento pervasivo e totalizzante che caratterizza ogni nostra interazione con gli altri: ci si può vergognare della povertà, della solitudine, di un basso livello di istruzione, di un lavoro umiliante o precario, della disoccupazione, della inutilità della propria vita, della propria incapacità a vivere una vita significativa, ci si può vergognare perfino di esistere, pensando di non meritare di vivere. In ogni caso è sempre l’esposizione allo sguardo dell’altro che provoca vergogna, uno sguardo che talvolta è immaginario, che esiste nella nostra mente solo come possibilità.
La vergogna è un’emozione complessa, di forte intensità, più strutturata rispetto alle altre, ed è correlata alla percezione che si ha di se stessi. Per queste ragioni è stata definita l’emozione dell’autoconsapevolezza.
Quando si prova questa emozione, il pensiero è quello di sentirsi inferiori, profondamente giudicati e diversi da come si vorrebbe essere. In particolare, l’emozione della vergogna, come senso improvviso di nudità, di smascheramento, con il conseguente desiderio di nascondersi, di sottrarsi allo sguardo dell’altro, può dirci qualcosa sul campo sociale e relazionale in cui ci troviamo, sulla funzione che ha per noi l’altro e sulle aspettative che nutriamo verso di lui. La vergogna è un potentissimo meccanismo sociale.

Stiamo forse allora attribuendo troppa importanza allo sguardo degli altri?
In situazioni di vergogna il primo comportamento attuabile è infatti distogliere lo sguardo dall’altro, poi si ripiega la postura, si volta il viso, che in genere arrossisce, ci si nasconde poiché la tendenza è di voler diventare invisibile. Tutti questi atteggiamenti confermano di non essere riusciti a raggiungere determinati standard di prestazione, o anche norme e valori, ritenuti indispensabili per avere una buona considerazione di se stessi.

Si possono distinguere molti tipi di vergogna:

  • del fare, in cui l’oggetto è l’agito e per questo è molto meno invasiva;
  • dell’essere, molto più profonda e dolorosa, riguarda l’essenza della persona, la sua identità;
  • da svelamento o smascheramento, in cui la persona si trova ad affrontare una situazione contro la sua volontà;
  • per le lodi, che si assume non siano meritate o a causa di qualche senso di colpa;
  • ricorsiva, legata al circolo vizioso della vergogna stessa, quando ci si vergogna di vergognarsi;
  • transitiva, quando per colpa del proprio comportamento si genera;
  • transpersonale, quando ci si vergogna della propria famiglia, istituzione, nazione, o nel gruppo nel quale ci si identifica;

La vergogna si basa sull’idea di dover essere diversi da ciò che siamo. E’ una sorta di giudizio che diamo a noi stessi.
E’ quindi uno stato emozionale più complicato delle altre emozioni, dato che ci induce verso un continuo depotenziamento della nostra autostima, delle nostre qualità e delle nostre capacità. Originandosi da un senso di inadeguatezza a seguito di una paragone con gli altri, ha quindi a che fare con il nucleo molto profondo dell’autostima.
Tuttavia, è bene rendersi conto che non sempre i pensieri da cui scaturisce l’emozione sono nostri: molte volte siamo semplicemente “vittime” di forme pensiero familiari e collettive, schemi ciclici ripetitivi, e molti altri.

Come possiamo allora uscire dalla vergogna? L’importante è uscire dal vittimismo. Si può uscire dalla vergogna come si esce da una tana, la vergogna non è irrimediabile. Con un percorso di auto-considerazione e consapevolezza che ci aiuta a raggiungere una visione chiara e completa di noi stessi la vergogna può addirittura diventare una risorsa personale.
E’ possibile quindi scegliere se rimanere schiavi e dipendenti da uno stato d’animo di incapacità o se metterci in gioco per uscire rinforzati.

A noi la scelta!

2 commenti

  • Avatar per Catia Iori
    Catia Iori

    MOLTO INTERESSANTE

    4 Novembre 2020 | Reply

    • Avatar per Anna
      Anna Post author

      Catia, sono felice che l’abbia trovato interessante …la condivisione e il confronto arricchiscono

      4 Novembre 2020 | Reply

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