Generazione Z: cos’è, quando inizia e quali sono le sue caratteristiche

Anna Rossoni

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Indice

Generazione Z: anni, caratteristiche e ritratto psicologico 

Se oggi, nel 2025, hai un’età compresa tra i 15 e i 30 anni sei un cosiddetto centennials, zillennials o nativo/a digitale, ovvero fai parte della cosiddetta Generazione Z, o Gen Z: la prima generazione completamente digitale a cui appartengono coloro che sono nati tra la metà degli anni ‘90 e il 2010.

Oggi oltre 9 milioni di persone fanno parte della Gen Z, una generazione complessa e dinamica ma unica nel suo genere, che sta per diventare il cuore e la mente più matura della nostra società.

Ma qual è il significato della Gen Z? Quali sono le sue caratteristiche e quali sono i bisogni dei giovani di questa generazione?

Vediamo insieme dove si inserisce la Generazione Z nella mappa del tempo, quali sono tutte le caratteristiche dei giovani Z e cosa dice la Psicologia a riguardo.

generazione zeta anni linea del tempo infografica

Cos’è una generazione

È importante innanzitutto definire cos’è una generazione.

Lo facciamo per due motivi: il primo è che tutti apparteniamo ad un gruppo ed è il minimo conoscere cosa sta a suggerire la generazione a cui apparteniamo. Il secondo è, per la prima volta, questi gruppi sono riusciti a dare un significato preciso al nostro modo di vivere la vita, definendo al tempo stesso bisogni, caratteristiche e aspetti sociologici e psicologici che fino a poco tempo fa non erano nemmeno presi in considerazione.

Una generazione è un insieme di persone nate nello stesso periodo che condivide lo stesso modo di vivere il presente, economicamente, culturalmente e socialmente, sia le aspettative sul futuro.

Insomma, le generazioni sono state una vera rivoluzione sociale perché hanno capito che i giovani nati in un particolare momento storico (guerra o pace, crisi o benessere, tecnologie e social network), non sono tutti uguali, e ciascuna generazione può essere profondamente diversa da tutte le altre in termini di comportamenti, pensieri, valori e modo di comunicare.

Perché parliamo di generazioni?

Ma perché si parla proprio di generazioni? La storia ha deciso di dare questo nome per un semplice assunto: ci sono alcune rotture, crisi o rivoluzioni che cambiano per sempre il futuro della storia. Alcuni di questi sono così importanti da tracciare un “prima e un dopo”, una linea di demarcazione netta che divide chi non li ha vissuti da chi dovrà conviverci. 

Per questo motivo, le generazioni sono definizioni che nascono mettendo d’accordo sociologi, psicologi, studiosi, comunicatori e non per invenzione di qualcuno, e soprattutto richiedono un minimo di tempo, proprio perché i loro effetti devono prima manifestarsi.

Solitamente ogni generazione ha una durata di 15 anni, con qualche eccezione per le prime che durano 25 anni.

Ma quando sono nate? Se proprio dobbiamo dare il loro merito a qualcuno, sappiamo che fu il sociologo tedesco Karl Mannheim il primo a teorizzare in modo sistematico il concetto di generazione.

Nel suo saggio del 1928, “Das Problem der Generationen” (Il problema delle generazioni), spiegava che le persone nate nello stesso periodo storico condividono esperienze formative simili (come guerre, crisi, boom tecnologici), che influenzano modi di pensare, valori e comportamenti. Secondo Mannheim, non è solo l’età biologica a fare una generazione, ma l’esperienza storica condivisa in un momento chiave della crescita.

Elenco di tutte le generazioni

Conoscere le generazioni non serve a mettere etichette, ma a capire da dove veniamo, cosa ci ha influenzati, quali sfide abbiamo vissuto, e quali stanno affrontando gli altri. È uno strumento prezioso per leggere meglio i rapporti, i valori, le difficoltà e le aspettative. Non si tratta di schemi rigidi, ma di fotografie d’insieme, che ci aiutano a comprendere meglio noi stessi e chi ci sta accanto.

Definire oggi quali e quante generazioni ci sono non è facile, i confini sono confusi e le teorie sono tante. Una delle più utilizzate per distinguere tra loro le diverse generazioni in Occidente è la seguente:

  1. La Generazione perduta è la generazione di chi ha vissuto da adulto la Prima Guerra Mondiale. Nati tra il 1883 e il 1900, hanno visto crollare certezze, ideali e intere strutture sociali. Da loro ereditiamo il peso della memoria storica e la consapevolezza delle ferite profonde che i conflitti lasciano.
  1. La Greatest generation è la generazione dei nati tra il 1901 e il 1927, cresciuti in un mondo segnato dalla Grande Depressione e poi chiamati a combattere nella Seconda Guerra Mondiale. Questa generazione è simbolo di resilienza e sacrificio: hanno costruito molto di ciò che oggi diamo per scontato, anche se spesso a caro prezzo.
  1. Poi viene la Generazione silenziosa, a cui appartengono i nati tra il 1928 e il 1945. Sono coloro che hanno vissuto la guerra da bambini o adolescenti e sono diventati adulti nel dopoguerra, contribuendo alla ricostruzione del mondo. Spesso legati a valori tradizionali come il lavoro stabile, la famiglia e la sobrietà, non hanno avuto un rapporto naturale con la tecnologia e tendono a essere più prudenti verso il cambiamento.
  1. I Baby boomers sono coloro che sono nati tra il 1946 e il 1964, nel pieno del boom economico e demografico del dopoguerra. Hanno vissuto grandi trasformazioni sociali, come le lotte civili, il femminismo, l’arrivo della televisione e il consumo di massa. Oggi sono spesso attivi sui social, ma non sempre pienamente a loro agio con le nuove tecnologie — ed è da qui che nasce l’ironia del termine “boomer”.
  1. Poi c’è la Generazione X o “di transizione”, a cui appartiene chi è nato tra il 1965 e il 1980. I giovani della Gen X cresciuti con eventi storici forti come Chernobyl, il buco nell’ozono, la Guerra Fredda, e hanno assistito all’arrivo dei primi computer e di Internet. Sono spesso molto adattabili, ma anche più disillusi rispetto ai genitori. Hanno imparato a cavarsela da soli, in un mondo sempre meno prevedibile.
  1. I Millennials e la Generazione Y. Nati tra il 1981 e il 1996, i Millennials sono stati i primi a vivere una giovinezza digitale: MSN, i primi smartphone, i social agli albori. Hanno fatto i conti con la crisi economica, la precarietà lavorativa, la globalizzazione. Molti di loro hanno cercato opportunità all’estero, parlano più lingue, e si interrogano su nuovi modi di abitare il mondo e il lavoro. Sono anche i genitori (spesso stanchi) della Generazione Alpha.
  1. La Generazione Z, la cosiddetta Gen Z, delle reti o dei Centennials perchè nata a cavallo tra due secoli, è costituita dai ragazzi nati tra il 1997 e il 2012. Molte delle persone nate in questa generazione sono cresciute con Internet in tasca e lo smartphone come estensione della propria identità. La Gen Z vive tra reale e digitale con naturalezza, è attiva su TikTok, YouTube, Instagram, ed è abituata a cambiare linguaggio, piattaforma, stile. Allo stesso tempo, porta dentro un forte bisogno di riconoscimento, autenticità e sicurezza emotiva, e mostra nuove fragilità legate all’ansia sociale, alla salute mentale e all’iperconnessione.
  1. Alla Generazione Alpha appartengono i nati dal 2013 in poi, spesso figli dei Millennials. Sono bambini che fin dai primi anni hanno avuto a che fare con schermi, comandi vocali, didattica online. Non conoscono un mondo senza wi-fi. Si dice che saranno più veloci, ma anche meno abituati alla noia e al silenzio. Il loro sviluppo emotivo e cognitivo sarà fortemente legato a come useremo (o subiremo) la tecnologia.
  1. E oltre? Molti parlano già di Generazione Beta. La Generazione Beta comprenderà i bambini nati dal 2025 al 2039 circa. Cresceranno con l’intelligenza artificiale come compagna di viaggio e un pianeta da salvare. Saranno chiamati a immaginare nuovi modi di abitare la realtà, forse più fluidi, forse più radicali. Ma molto dipenderà da ciò che faremo noi, oggi.
gen z infografica della generazione zeta e linea del tempo

Generazione Z: cos’è?

La Generazione Z è così definita perché segue la X (degli anni ‘60 e ’70) e Y (dei famosi “millennials” e degli anni ‘80 e ‘90).

La Generazione Z, anche chiamata Gen Z, Centennials, iGen, Zoomers o Post-Millennials è quel periodo storico che comprende le persone nate tra il 1997 e il 2012 (anche se i numeri possono variare leggermente a seconda delle diverse teorie sociali).

I giovani della Gen Z sono i figli della Gen X e, in parte, degli ultimi Baby Boomer, ma sono soprattutto i primi ad essere cresciuti interamente dentro l’era digitale. 

gen z cos'e anni della generazione z chi ne fa parte

Nel 2001 sono stati definiti da Marc Prensky “nativi digitali”: per loro, Internet non è un’invenzione: è un elemento naturale dell’esistenza. Non hanno mai dovuto “connettersi”, perché sono nati nell’era del web e dei social network. E questo ha cambiato tutto: il modo in cui i giovani apprendono, comunicano, si relazionano con gli altri e con se stessi.

Questo li rende giovani sociali, dinamici, e creativi, ma ha fatto sorgere bisogni nuovi e psicologicamente complessi.

Tutti i nomi (e i significati) che ha la Gen Z

iGeneration (o iGen)

Diffuso da Jean Twenge, psicologa e autrice del libro iGen, questo nome richiama la generazione cresciuta con dispositivi “i” come iPod e iPhone. La “i” però può significare anche interattivo, individuale o internazionale.

Homeland Generation

Proposto da Strauss e Howe all’indomani dell’11 settembre, riflette il senso di ritiro e ricerca di sicurezza domestica che molti americani hanno avvertito in quel periodo.

Plurals

Termine promosso da agenzie di marketing come Frank N. Magid Associates, sottolinea l’identità aperta, fluida e diversificata della generazione. “Plurale”, appunto, nei modi di vivere, pensare e identificarsi.

Centennials

Usato da The Futures Company, questo nome identifica semplicemente chi è nato nel passaggio tra i due secoli: tra il ‘900 e il 2000. Una generazione “centenaria”, a cavallo tra due epoche.

Post-Millennials

Denominazione tecnica, spesso usata negli studi demografici, che indica in modo neutro e temporale la generazione successiva ai Millennials.

Digitarian

Coniato dal CEO tech Randy Apuzzo, evidenzia il fatto che questa generazione è la prima a essere cresciuta sempre connessa a Internet e con dispositivi digitali touch.

Zoomer

Gioco di parole tra “Boomer” e “Gen Z”, nato informalmente su Internet. È diventato particolarmente popolare durante la pandemia, quando milioni di ragazzi hanno frequentato la scuola a distanza su piattaforme come Zoom.

Conosciamo meglio questa “generazione zeta”: le caratteristiche e i problemi della Gen Z

Questo capitolo vuole accompagnarti, passo dopo passo, nella scoperta dei tratti più profondi e caratterizzanti di questa generazione.

Genitori, insegnanti, datori di lavoro, marketer e aziende, o semplicemente adulti che vogliono capirli: solo conoscendo i codici di questa generazione possiamo davvero entrare in relazione con loro.

Lo faremo con uno sguardo psicologico, ma anche sociale, osservando come il contesto storico e tecnologico in cui sono cresciuti ha modellato la loro identità; esplorando le loro caratteristiche interiori, relazionali e valoriali; e infine osservando come tutto questo si rifletta nel modo in cui immaginano e cercano il lavoro.

generazione z anni

Tutte le caratteristiche principali

Le peculiarità della generazione Z possono essere osservate in tre aree fondamentali:

  • Il periodo storico e tecnologico in cui sono nati
  • Le caratteristiche sociali e relazionali (con se stessi e con gli altri)
  • L’equilibrio economico e il rapporto con il mondo del lavoro

Periodo storico e tecnologico

I giovani della generazione Z sono cresciuti in un’epoca in cui Internet era già lì, pronto all’uso. Non hanno mai vissuto un mondo senza wi-fi, senza smartphone, senza social network. Sono i primi veri nativi digitali, e questo ha modificato in modo profondo il loro modo di pensare, apprendere, comunicare e perfino di percepire se stessi.

La loro quotidianità è mobile-first: non accedono alla tecnologia, vivono dentro di essa. Usano abitualmente più dispositivi contemporaneamente, spesso fino a cinque: lo smartphone, il laptop, il tablet, le console e i wearable, passando con naturalezza da uno all’altro mentre studiano, ascoltano musica, guardano video e interagiscono sui social. Questa capacità di multitasking digitale li distingue da tutte le generazioni precedenti, ma comporta anche una continua esposizione a stimoli e notifiche, che può diventare fonte di ansia, distrazione e fatica mentale.

La Gen Z si muove in uno spazio globale, senza confini geografici né culturali. Il ragazzo che ascolta un artista giapponese su Spotify, segue un’influencer argentina su Instagram e acquista abiti coreani su un’app cinese, non si sente più “locale”: si sente parte di un mondo interconnesso. La globalizzazione per loro non è teoria, è pratica quotidiana.

generazione zeta caratteristiche comportamenti dei giovani della gen z

E proprio da questa immersione nasce una caratteristica distintiva: la creatività adattiva. I contenuti non vengono solo consumati, ma trasformati, remixati, condivisi. Ogni Gen Z è anche, in qualche misura, un micro-produttore di contenuti.

Ma questa relazione così intensa con la tecnologia non è solo entusiasmo. È anche fame di autenticità. Sempre più spesso, tra questi giovani emerge il desiderio di disconnettersi, di rallentare, di ritrovare uno spazio non performativo. Sono digitali, sì, ma anche profondamente umani. E questo li rende particolarmente interessanti da osservare.

Caratteristiche sociali e relazionali

Dal punto di vista sociale e relazionale, la generazione Z rompe molte regole, ma non per ribellione: per coerenza con il proprio sentire. Cresciuti in un mondo attraversato da crisi multiple, ambientali, sanitarie, economiche, questi giovani si sono trovati molto presto a confrontarsi con domande complesse. E questo ha lasciato il segno.

Sono spesso più maturi della loro età anagrafica, sviluppano consapevolezze affettive, culturali e sociali già in adolescenza, e dimostrano un forte senso critico. A differenza delle generazioni precedenti, che tendevano a cercare certezze e appartenenze stabili, la Gen Z è caratterizzata da un’identità fluida, plurale e dinamica. Non amano le definizioni nette, sono aperti alla sperimentazione, alla diversità, all’autodefinizione.

I valori sociali non sono astratti: sono praticati. L’impegno sociale è un elemento centrale della loro costruzione identitaria. Non si limitano ad aderire a cause: le vivono, le interpretano, le comunicano. Temi come l’inclusione, il rispetto delle minoranze, l’ambiente, la salute mentale, l’autenticità sono vissuti in prima persona, non come tendenza ma come necessità.

Le relazioni, anche qui, sono multiformi. Esistono legami solidi, ma anche molti legami liquidi, intermittenti, ibridi. L’amicizia può nascere online e consolidarsi offline, o viceversa. Il bisogno di socialità è forte, ma si accompagna spesso a una certa fragilità relazionale, che si manifesta in forme di ansia sociale, insicurezza, o desiderio di protezione dal giudizio.

Infine, è da notare una caratteristica psicologica trasversale: la curiosità emotiva. La Gen Z vuole comprendere sé stessa, vuole nomi per le emozioni, vuole trovare strumenti per affrontare ciò che sente. Questo li rende più predisposti al dialogo interiore, alla psicologia, alla crescita personale, ma anche più vulnerabili alla disillusione.

Equilibrio economico e mondo del lavoro

Quando si parla del rapporto tra la generazione Z e il lavoro, il primo rischio è quello di confonderli con disimpegno o mancanza di ambizione. Ma la verità è opposta: sono ambiziosi, ma selettivi. Vogliono lavorare, ma non a qualsiasi costo. Hanno obiettivi alti, ma rifiutano i vecchi modelli basati sul sacrificio cieco, sul successo come status, sul posto fisso come unica via.

Per loro, il lavoro deve avere significato, valore, coerenza. Non basta una buona retribuzione: serve un progetto in cui credere, un ambiente che rispetti la persona, una cultura aziendale inclusiva, flessibile, rispettosa. La salute mentale è un diritto, non un optional.

Molti sognano una carriera internazionale, ma non per prestigio, piuttosto per espandere esperienze, visioni e connessioni. Parlano più lingue, usano piattaforme globali per formarsi, lavorano da remoto senza nostalgia per la scrivania.

Allo stesso tempo, la Gen Z è consapevole del tempo storico che vive. Hanno assistito a crisi economiche, pandemie, guerre, inflazione, cambiamenti climatici. Questo ha alimentato in loro una sorta di realismo emotivo: sanno che tutto può cambiare in fretta, e quindi cercano percorsi flessibili, adattabili, che li rendano autonomi. Alcuni aspirano all’imprenditoria, altri a modelli ibridi di lavoro.

Ma ciò che unisce quasi tutti è la volontà di sentirsi protagonisti, non ingranaggi. Hanno bisogno di essere ascoltati, coinvolti, formati con intelligenza e rispetto. Quando questo accade, la loro energia, competenza e visione possono diventare risorse straordinarie per ogni realtà lavorativa.

generazione zeta caratteristiche comportamenti

I problemi della Gen Z

Ma quali sono invece i problemi di questa generazione? Quali sono le migliori strategie e gli strumenti più adatti per comunicare e relazionarsi con i giovani? E se invece sei tu a dover sciogliere i nodi emotivi della tua generazione, cosa potrebbe aiutarti a stare meglio?

In questo capitolo vediamo quali sono i problemi e le necessità dei giovani di oggi, quanto la tecnologia influisce e cosa la Psicologia ci consiglia di fare.

FOMO: la paura di essere esclusi

Vivere con la sensazione costante di non essere “dove bisognerebbe essere” logora piano piano. La FOMO – Fear of Missing Out – non è solo un fastidio passeggero: è una forma di ansia sociale legata all’iperconnessione. Si insinua quando gli altri sembrano più presenti, più felici, più “dentro le cose” di quanto ci si senta noi.

Una ricerca pubblicata su Atlantis Press nel 2024 ha evidenziato una forte correlazione tra FOMO e livelli più alti di ansia e depressione tra i giovani della Gen Z. Il fenomeno influisce negativamente sulla qualità del sonno, sulla concentrazione e sull’autostima. Essere costantemente esposti a ciò che “gli altri fanno” attiva un meccanismo di confronto pervasivo, che può diventare doloroso.

ragazzo della generazione z e chi appartiene

Eppure, dietro la FOMO, c’è un bisogno molto umano: sentirsi parte, essere riconosciuti, sapere che si è “abbastanza”. È lì che andrebbe diretto lo sguardo.

Solitudine, ansia e depressione: i veri problemi della Gen Z

Mai così connessi, mai così soli. Il paradosso della generazione Z è racchiuso in queste parole. Oltre il 70 % dei giovani dichiara di sentirsi solo almeno qualche volta; e secondo un’indagine ZIPDO (2025), ben il 73 % si sente spesso o sempre solo, anche se circondato da stimoli digitali. Il 52 % afferma che i social network aumentano la sensazione di isolamento, invece di attenuarla.

Non è solo questione di mancanza di compagnia. È mancanza di connessione autentica.

E quando questa assenza si prolunga, si fa spazio l’ansia, il ritiro, la stanchezza emotiva. L’American Psychological Association segnala che il 91 % dei membri della Gen Z ha sperimentato almeno un sintomo legato allo stress emotivo, come tristezza, senso di inadeguatezza o esaurimento. La Annie E. Casey Foundation aggiunge che il 61 % di questa generazione ha affrontato almeno un problema di salute mentale nell’ultimo biennio, con il 36 % che presenta un disturbo diagnosticabile.

Sotto il silenzio, si agitano pensieri pesanti. Ma anche lì, dove tutto sembra buio, può nascere una scintilla.

Il bisogno di essere ascoltati (davvero)

C’è una forma di disagio che non grida, ma pesa: è quella di chi non si sente visto. Per molti giovani, parlare di sé, dei propri pensieri, dei propri desideri significa rischiare fraintendimenti, etichette, banalizzazioni. E così si tace. Si scrolla. Si scherza. Ma dentro, si desidera ardentemente che qualcuno dica: “Ti ascolto. Anche se non capisco tutto, voglio esserci”.

In un mondo veloce, dove la soglia dell’attenzione si è abbassata e le risposte sono spesso standard, il bisogno di ascolto autentico diventa vitale. Non ascolto per correggere, ma per contenere, comprendere, legittimare. Molti ragazzi e ragazze aspettano questo: uno spazio dove sentirsi accolti, non giudicati. Dove anche una pausa, un silenzio, una frase detta a metà abbiano il tempo di trovare forma.

Pressione sociale e paura del futuro

La Generazione Z si trova oggi a crescere in un tempo instabile, dove le promesse del futuro sembrano più fragili di quanto lo siano mai state. La crisi climatica, la precarietà lavorativa, l’aumento dei costi della vita, l’ipercompetizione… sono elementi che alimentano una pressione costante. Non solo bisogna fare “di più”, ma anche farlo presto, bene, in modo visibile.

Secondo uno studio EY del 2023, il 56 % dei giovani tra i 18 e i 25 anni riconosce che le preoccupazioni finanziarie hanno un impatto diretto sulla propria salute mentale. Un’indagine UNICEF globale del 2022 ha aggiunto che 6 giovani su 10 si sentono sopraffatti dalla quantità di problemi globali con cui sono costretti a confrontarsi ogni giorno.

È come vivere con un futuro sulle spalle che fa fatica a sembrare un’opportunità. Eppure, anche nel disorientamento, può nascere una domanda potente: “Cosa voglio per me, adesso?”.

È lì che si apre lo spazio del possibile.

Se sei un genitore, un insegnante, un adulto che vuole aiutare i giovani a trovare orientamento e fiducia, questo è il consiglio più grande che io possa lasciarti a conclusione di questo articolo: inizia col creare tempo e ascolto, senza bisogno di risposte immediate. A volte, bastano tre parole: “Io ci sono”.

Se invece sei un giovane, e ti sei riconosciuto anche solo in parte in ciò che hai letto, sappi che non sei strano, non sei diverso e soprattutto non sei solo. 

Per tutti voi, chiedere aiuto non è debolezza: è prendersi cura di chi amiamo (e dobbiamo amare anche noi stessi). Per questo ti invito, qualunque sia il motivo che ti ha spinto a leggere questo articolo, a non fermarti qui. Se hai domande, dubbi o nodi da sciogliere o se senti di aver bisogno di uno spazio più protetto dove mettere ordine, darti voce, e soprattutto ricevere l’ascolto che meriti, clicca il pulsante qui sotto.

Anna Rossoni

Dott.ssa Anna Rossoni laureata in Psicologia presso Università di Padova, specializzata in medicina Psicosomatica presso Università di Padova.

Iscritta all’albo degli Psicologi del Veneto n.3953 sezione A.

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