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Bisogno del silenzio 22 Lug 2022

22 Lug

BY: Anna

Novità

Bisogno del silenzio: un’estate da record

Due possibilità… da record in senso stretto: supero ogni mio limite e mi butto nel nuovo che da troppo tempo ho trattenuto, o sogno, nel bisogno del silenzio della mia zona confort vissuta come unico porto sicuro, ogni mio record, senza viverlo?

Due anni di “silenzio” forzato…

Come tornare allora a fidarci e affidarci alle dinamiche di un’atmosfera così pericolosa per noi? Come ritrovare lo slancio per vivere a pieno ogni esperienza, sia personale che di natura relazionale e sociale?

A VOLTE IL RUMORE CI DISORIENTA…

Se dovessimo definire il termine rumore, ne parleremmo come di un insieme indistinto di fonti sonore. Dopo due anni di “silenzio”, però, questa definizione non basterebbe. Il rumore è anche psicologico, insieme indistinto di stimoli e di difficoltà, di limiti personali e soggettivi: un labirinto nel quale diventa difficile muoversi e ritrovare il filo che porta all’uscita. Nasce qui, da una necessità di riordino, di riassestamento e di sicurezza, il bisogno di un silenzio ritrovato, sia dal caos esterno sia soprattutto un momento di pace, una pausa contemplativa con noi stessi, per spegnere il “buzz” che ci offusca la mente e ritrovare il comfort e l’equilibrio personale per sentirsi nuovamente liberi di vivere il rischio di ogni esperienza, l’estraneo e l’ignoto.

Si sa, quel “resto a casa”, lo slogan che tanto bene ha portato durante l’emergenza sanitaria, purtroppo ha ridisegnato gli schemi di una socialità non più abituata al disordine, al caos, alla comunicazione e all’apertura verso l’esterno. L’esterno in tutto ciò ha assunto un ruolo fondamentale, diventando genericamente la traduzione di tutte le nostre preoccupazioni, le insidie che potrebbero colpirci. Inteso come luogo al di fuori delle mura della nostra casa, ma anche del nostro io, ha attratto e assunto i caratteri di tutto ciò che può stordirci, disorientarci, le difficoltà e i rischi in cui ci imbattiamo una volta lasciata la nostra zona di comfort. Insomma, gli abbiamo proiettato i tratti e i connotati della paura.

LA RISPOSTA PUÒ ESSERE CERCATA NEL SILENZIO

Il silenzio permette l’apertura di una porta, chiudendone un’altra. Ha una duplice natura: silenzia il caos e allontana l’esterno per permetterci di focalizzarci sui sentimenti e sui bisogni interiori, siano essi manifestazioni emotive o bisogni piscologici.

Riveste dunque il doppio ruolo di protezione dall’esposizione verso ciò che sta fuori ma anche strumento e mezzo di comunicazione profonda, si comporta da mediatore tra noi e il rischio dell’errore, delle decisioni e della complessità di una socialità in cui l’unico punto di riferimento basilare, noi, ha bisogno di ristabilire le proprie pietre d’appoggio. Media però anche il dialogo personale, permette di fermarsi e ascoltarsi, aggiustare il tiro e adattare le proprie azioni con maggiore consapevolezza.

BISOGNO DI SILENZIO COME SCUDO ALL’ESPOSIZIONE?

Dal momento in cui vengono meno i punti di riferimento in noi, ma soprattutto negli altri, ci sentiamo totalmente disorientati, facciamo fatica a vivere come prima il nostro rapporto con l’esterno. Cambiano le nostre relazioni sociali, cambia il modo con cui comunichiamo, ma soprattutto varia l’approccio e la nostra propensione all’esposizione, la libertà con la quale ci lasciamo trasportare da nuove esperienze fuori dalla zona sicura, verso l’esterno. L’esterno è, infatti, il luogo dove siamo obbligati a esporci, a mostrarci e ad essere vulnerabili agli ostacoli, all’incertezza e dunque all’errore.

Il silenzio diventa il mezzo più forte per allontanare la possibilità di errore, quella percentuale probabilistica che ci porta a sbagliare. Diventa l’anticamera di preparazione, il luogo sicuro da ciò che ci attende fuori. Diventa il nostro luogo sicuro dove ritirarci e proteggerci nell’intimità del nostro io.

BISOGNO DI SILENZIO COME COMUNICAZIONE E CONOSCENZA PERSONALE?

Dall’altro lato della medaglia, infatti, il silenzio è una grande possibilità. Evitando il rapporto con l’esterno permette di focalizzarci su altro: su ciò che accade dentro di noi. L’opportunità che offre è un momento disteso e non frenetico, attento e profondo, nel quale dedicare le nostre attenzioni all’ascolto di noi stessi, alla comprensione e al dialogo con i nostri bisogni, alla comunicazione personale. Il silenzio, dunque, abbassa il volume del rumore, del caos, e riporta il sussurrato, una dimensione confortevole dove impariamo a conoscere (o ri-conoscere) noi stessi per aprirci consapevoli e stimolati al di fuori della zona sicura.

Per ritrovare la socialità, lasciarsi andare e aprirsi totalmente, infatti, accanto a chi ha bisogno di continui stimoli, a chi ha bisogno di sentirsi coinvolgere e parte di un intreccio di relazioni che lo fortificano, c’è chi, d’altra parte, ha bisogno di affrontare l’apertura da una prospettiva più razionale, controllata e analitica.

RITROVARE IL SILENZIO PER APPREZZARE IL RUMORE, LA METAFORA DEL SENTIERO

C’è chi, infatti, sente il bisogno di compiere un passo alla volta, tastare il terreno e proseguire solo quando il terreno sotto i piedi è saldo e sicuro. Ogni passo lungo il sentiero della vita può nascondere qualche insidia: un inciampo, un cedimento o lo stesso terreno che ci abbandona sul più bello. Questo è il rischio, è la probabilità di sbagliare e, per arrivare alla meta, ogni camminatore si troverà di fronte ad un bivio: lasciarsi trasportare e guidare dai compagni di viaggio, stimolato ed eccitato dall’obiettivo finale, a tal punto da apprezzare la possibilità di dover superare alcuni ostacoli, oppure proseguire poi consapevole ma sicuro, imparando a conoscere sé stesso e il percorso davanti a sé.

BISOGNO DI SILENZIO: ZONA DI COMFORT DAL CAOS DELLA SOCIALITÀ

Oggi più che mai abbiamo bisogno di silenzio. Ma ancora, abbiamo bisogno di una pausa dal caos esterno, dal disordine della socialità per ritagliarci un momento di riflessione, una comunicazione profonda e sussurrata con noi stessi, abbiamo bisogno di trovare riparo e sicurezza nella nostra zona di comfort per poterci aprire nuovamente a quel caos che tanto, dall’esterno, mette in disordine il nostro vissuto interiore.

QUANDO IL RUMORE DIVENTA INVALIDANTE

Ascoltiamo rumore ovunque: nel traffico, alla televisione, al bar e in città. E se dovessimo definire il termine rumore, ne parleremmo come di un insieme indistinto di fonti sonore, di opinioni, di stimoli e di difficoltà. È un rumore esterno ma anche psicologico, un labirinto nel quale diventa difficile muoversi e ritrovare il filo che porta all’uscita. Nasce qui, da una necessità di riordino, di riassestamento e di sicurezza, il bisogno di un silenzio ritrovato, sia dal caos esterno sia soprattutto un momento di pace, una pausa contemplativa con noi stessi, per spegnere il “buzz” che ci offusca la mente e ritrovare il comfort e l’equilibrio personale.

Si sa, quel “resto a casa”, lo slogan che tanto bene ha portato durante l’emergenza sanitaria, purtroppo ha ridisegnato gli schemi di una socialità non più abituata al disordine, al caos, alla comunicazione e all’apertura verso l’esterno. L’esterno in tutto ciò ha assunto un ruolo fondamentale, diventando genericamente la traduzione di tutte le nostre preoccupazioni, le insidie che potrebbero colpirci. Inteso come luogo al di fuori delle mura della nostra casa, ma anche del nostro io, ha attratto e assunto i caratteri di tutto ciò che può stordirci, disorientarci, le difficoltà e i rischi in cui ci imbattiamo una volta lasciata la nostra zona di comfort. Insomma, gli abbiamo proiettato i tratti e i connotati della paura.

Come tornare allora a fidarci e affidarci alle dinamiche di un’atmosfera così pericolosa per noi? Come ritrovare lo slancio per vivere a pieno ogni esperienza, sia personale che di natura relazionale e sociale?

LA RISPOSTA PUÒ ESSERE CERCATA NEL SILENZIO

Il silenzio permette l’apertura di una porta, chiudendone un’altra. Ha una duplice natura: silenzia il caos e allontana l’esterno per permetterci di focalizzarci sulle emozioni e le necessità al nostro interno, siano esse manifestazioni psicosomatiche (ndr: link a psicosomatica) o bisogni psicologici.  Riveste dunque il doppio ruolo di protezione dall’esposizione verso ciò che sta fuori ma anche strumento e mezzo di comunicazione profonda, si comporta da mediatore tra noi e il rischio dell’errore, delle decisioni e della complessità di una socialità in cui l’unico punto di riferimento basilare, noi, ha bisogno di ristabilire le proprie pietre d’appoggio. Media però anche il dialogo personale, permette di fermarsi e ascoltarsi, aggiustare il tiro e adattare le proprie azioni con maggiore consapevolezza.

BISOGNO DI SILENZIO COME SCUDO ALL’ESPOSIZIONE

Dal momento in cui vengono meno i punti di riferimento in noi, ma soprattutto negli altri, viene anche meno l’ecosistema di sicurezze su cui poggia il nostro rapporto con l’esterno. Cambia il modo con cui ci relazioniamo, con cui comunichiamo, cambia la nostra socialità e soprattutto varia l’approccio e la propensione all’esposizione. L’esterno è dunque il luogo dove siamo obbligati a esporci, a mostrarci e ad essere vulnerabili agli ostacoli ma soprattutto all’errore.

Il silenzio diventa il mezzo più forte per allontanare la possibilità di errore, la piccola percentuale probabilistica che ci porta inevitabilmente a sbagliare. Diventa l’anticamera di preparazione, il luogo sicuro da ciò che ci attende fuori. Diventa il nostro luogo sicuro dove ritirarci e proteggerci nell’intimità del nostro io.

BISOGNO DI SILENZIO COME COMUNICAZIONE E CONOSCENZA PERSONALE

Dall’altro lato della medaglia, infatti, il silenzio è una grande possibilità. Evitando il rapporto con l’esterno permette di focalizzarci su altro: su ciò che accade dentro di noi. L’opportunità che offre è un momento disteso e non frenetico, attento e profondo, nel quale dedicare le nostre attenzioni all’ascolto di noi stessi, alla comprensione e al dialogo con i nostri bisogni, alla comunicazione personale. Il silenzio, dunque, abbassa il volume del rumore, del caos, e riporta il sussurrato, una dimensione confortevole dove impariamo a conoscere (o ri-conoscere) noi stessi per aprirci consapevoli e stimolati al di fuori della zona sicura.

Per ritrovare la socialità, lasciarsi andare e aprirsi totalmente, infatti, accanto a chi ha bisogno di continui stimoli, a chi ha bisogno di sentirsi coinvolgere e parte di un intreccio di relazioni che lo fortificano, c’è chi, d’altra parte, ha bisogno di affrontare l’apertura da una prospettiva più razionale, controllata e analitica.

RITROVARE IL SILENZIO PER APPREZZARE IL RUMORE, LA METAFORA DEL SENTIERO

C’è chi, infatti, sente il bisogno di compiere un passo alla volta, tastare il terreno e proseguire solo quando il terreno sotto i piedi è saldo e sicuro. Ogni passo lungo il sentiero della vita può nascondere qualche insidia: un inciampo, un cedimento o lo stesso terreno che ci abbandona sul più bello. Questo è il rischio, è la probabilità di sbagliare e, per arrivare alla meta, ogni camminatore si troverà di fronte ad un bivio: lasciarsi trasportare e guidare dai compagni di viaggio, stimolato ed eccitato dall’obiettivo finale, a tal punto da apprezzare la possibilità di dover superare alcuni ostacoli, oppure proseguire poi consapevole ma sicuro, imparando a conoscere sé stesso e il percorso davanti a sé.

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