La vergogna in psicologia: di cosa abbiamo realmente paura?

Anna Rossoni

vergogna e psicologia

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Cos’è la vergogna in psicologia?

La vergogna in psicologia è un’emozione complessa. Vergognarsi di sé stessi è uno stato d’animo di forte intensità e correlato alla percezione che si ha del proprio io. Per queste ragioni è stata definita l’emozione dell’autoconsapevolezza.

Quando si prova questa emozione, il pensiero è quello di sentirsi inferiori, profondamente giudicati e diversi da come si vorrebbe essere. In particolare, l’emozione della vergogna, come senso improvviso di nudità, di smascheramento, con il conseguente desiderio di nascondersi, di sottrarsi allo sguardo dell’altro, può dirci qualcosa sul campo sociale e relazionale in cui ci troviamo, sulla funzione che ha per noi l’altro e sulle aspettative che nutriamo verso di lui. La vergogna è un potentissimo meccanismo sociale e influisce notevolmente sulla nostra autostima.

Perché proviamo un senso di vergogna?

Ci vergogniamo per qualcosa che abbiamo commesso o per quello che siamo, per quello che abbiamo o non abbiamo, per i nostri pensieri, le nostre emozioni, il nostro corpo, sono numerose le ragioni che ci possono creare il senso di vergogna.

L’esperienza della vergogna ha molte facce: può manifestarsi come un’emozione improvvisa sollecitata da eventi esterni che si manifesta nella relazione con l’altro, o diventare un sentimento pervasivo e totalizzante che caratterizza ogni nostra interazione con gli altri. Ci si può vergognare della povertà, della solitudine, di un basso livello di istruzione, di un lavoro umiliante o precario, della disoccupazione, della inutilità della propria vita, della propria incapacità a vivere una vita significativa, ci si può vergognare persino di esistere, pensando di non meritare di vivere. Qualunque sia il motivo, è sempre l’esposizione allo sguardo dell’altro che provoca vergogna, uno sguardo che talvolta è immaginario, che esiste nella nostra mente solo come possibilità.

In psicologia: la vergogna e l’importanza attribuita allo sguardo degli altri

In situazioni di vergogna il primo comportamento attuabile è solitamente distogliere lo sguardo dall’altro, ripiegare la postura, voltare il viso, che in genere arrossisce, poi ci si nasconde poiché la tendenza è di voler diventare invisibile. Tutti questi atteggiamenti confermano di non essere riusciti a raggiungere determinati standard di prestazione, o anche norme e valori, ritenuti indispensabili per avere una buona considerazione di se stessi.

Generalmente i motivi di vergogna si declinano in:

  • fare, in cui l’oggetto è l’agito e per questo è molto meno invasiva;
  • essere, molto più profonda e dolorosa, riguarda l’essenza della persona, la sua identità;
  • svelamento o smascheramento, in cui la persona si trova ad affrontare una situazione contro la sua volontà;
  • lodi, che si assume non siano meritate o a causa di qualche senso di colpa;
  • ricorsiva, legata al circolo vizioso della vergogna stessa, quando ci si vergogna di vergognarsi;
  • transitiva, quando per colpa del proprio comportamento si genera;
  • transpersonale, quando ci si vergogna della propria famiglia, istituzione, nazione, o nel gruppo nel quale ci si identifica;

La vergogna si basa sull’idea di dover essere diversi da ciò che siamo. E’ una sorta di giudizio che diamo a noi stessi.

E’ quindi uno stato emozionale più complicato delle altre emozioni, dato che ci induce verso un continuo depotenziamento della nostra autostima, delle nostre qualità e capacità. Originandosi da un senso di inadeguatezza a seguito di una paragone con gli altri, ha quindi a che fare con il nucleo molto profondo dell’autostima.

Tuttavia, è bene rendersi conto che non sempre i pensieri da cui scaturisce l’emozione sono nostri. Molte volte siamo semplicemente “vittime” di forme di pensiero familiari e collettive, schemi ciclici ripetitivi, e molti altri.

Come possiamo allora smettere di provare vergogna?

L’importante è uscire dal vittimismo. Si può uscire dalla vergogna come si esce da una tana, la vergogna non è irrimediabile. Con un percorso di auto-considerazione e consapevolezza possiamo raggiungere una visione chiara e completa di noi stessi la vergogna può addirittura diventare una risorsa personale. E’ possibile quindi scegliere se rimanere schiavi e dipendenti da uno stato d’animo di incapacità o se metterci in gioco per uscire rinforzati.

A noi la scelta!

Anna Rossoni

Dott.ssa Anna Rossoni laureata in Psicologia presso Università di Padova, specializzata in medicina Psicosomatica presso Università di Padova.

Iscritta all’albo degli Psicologi del Veneto n.3953 sezione A.

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