Team Building cos’é? Il segreto per il successo del team

Anna Rossoni

Team building cos'é

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Team Building

Cos’è un Team Building: esperienza o formazione?

Lavoro di squadra o qualità individuali?

Il segreto per il successo di un team, la risposta alla domanda “Come posso rendere la squadra unita e produttiva, forte nei target e obiettivi aziendali?” non è affatto scontata.

Se ti sei posto questo quesito, desideri migliorare il clima sul luogo di lavoro o sei interessato ad approfondire i segreti e le attività che comprende la pratica del Team Building, sei nel posto giusto.

Team building: cos’è?

Innanzitutto facciamo chiarezza: nell’ambito delle risorse umane il “TEAM BUILDING” costituisce un insieme di attività formative il cui obiettivo è la formazione di un gruppo di persone, il raggiungimento di una loro coesione interna che permetta di raggiungere obiettivi aziendali in un clima di benessere individuale e collettivo.

Il team building,più nello specifico, indica quelle metodologie dedicate al lavoro sui gruppi, in particolare in ambito lavorativo. La sua attività si focalizza sullo sviluppo delle competenze individuali, creando però un senso di identità in ogni componente del gruppo, esplodendo le potenzialità dell’individuo all’interno delle dinamiche del team.

Lo scopo della pratica è quello di costruire la squadra e, in ambito aziendale, di creare meccanismi positivi che permettano il raggiungimento degli obiettivi senza perdere di vista il benessere di tutti i membri del team.

Lavorare in squadra può essere infatti un’esperienza utile e positiva, ma altre volte diventa fonte di frustrazione e stress. Soprattutto nelle grandi aziende è utile lavorare sul miglioramento della comunicazione interpersonale, un cattivo rapporto tra gli ingranaggi rende assai meno produttivo il ciclo, senza contare l’impatto sul clima e sull’atmosfera del luogo di lavoro.

La costruzione del gruppo può avere un valore circoscritto a benefici formativi oppure può avere semplicemente valore ludico, qualora l’obiettivo sia far rilassare il gruppo creando distacco e sfogo dalla frenesia del lavoro. Proprio per questo motivo, può essere definito “ESPERIENZIALE” in quanto permette di far vivere ai partecipanti esperienze in prima persona.

Se vuoi saperne di più sulle attività e sui benefici, leggi l’articolo dedicato al Team building esperienziale.

Strumento chiave?

Quando?

Nato per rispondere all’esigenza di miglioramento dell’intesa lavorativa, aumento della produttività e del raggiungimento degli obiettivi, le pratiche di team building sono uno strumento chiave a cui appunto le aziende si affidano per risolvere alcune criticità.

In particolare, molte aziende sfruttano le potenzialità date da questa attività quando si trovano di fronte ad un gruppo costituito da poco, quando il gruppo è in crisi o ancora quando è sotto stress o semplicemente non ottiene i risultati attesi.

PRATICA NUOVA, QUANDO NASCE?

Le attività di team building sono relativamente recenti, precisamente la sua applicazione ha trovato terreno fertile nella “New economy” e nelle possibilità offerte dal nuovo millennio.

Nonostante ciò, però, è il risultato di anni di ricerca ed esperimenti in ambito aziendale con lo scopo mai tramontato di aumentare la produzione, riducendo i tempi.

È dagli esperimenti e dai test effettuati negli anni ’20 che sono nate le prime riflessioni alla base del team building. L’oggetto di ricerca era l’influenza degli ambienti di lavoro sulla produttività delle persone. Ne emerse che non è solo il contesto ad avere effetto sui lavoratori, ma soprattutto l’interesse dell’azienda nei loro confronti e la creazione di un vero e proprio spirito di aggregazione tra gli appartenenti dello stesso team.

Di qui l’attenzione verso alcune relazioni e connessioni, è diventata oggetto di ricerca per migliorare la produttività e possedere uno strumento chiave in grado di battere la concorrenza tra le grandi aziende.

Che lo scopo sia formativo, produttivo o emotivo, il concetto di lavorare sul benessere del gruppo per ottenere risultati è ciò che ha dato vita al termine che oggi tutti conosciamo: team building.

L’idea principale era che il gruppo è più della semplice somma delle singole parti, principio gestaltico che rivoluzionò l’approccio dell’ambito delle” human resources”. Dunque, ogni individuo considerato nella sua singolarità, in relazione alle persone attorno a lui, e allo spazio, il luogo di lavoro, aveva necessità ed esigenze diverse che, se assecondate, potevano migliorare non solo l’umore del lavoratore, ma la coesione del gruppo e di conseguenza il rendimento per l’azienda.

CONCLUSIONE

Ecco perché, nonostante il significato letterale, la traduzione sia semplice e diretta, il termine “Team building” non può essere descritto da rigide pratiche e attività formative. Ha per oggetto le persone, e come scopo le persone stesse. Dunque, assume tutti i tratti soggettivi, mutevoli e personali dei componenti del team. 

Solo attività plasmate sulle necessità e sulle caratteristiche individuali nella collettività del team riusciranno a far emergere il meglio da ogni componente, e rendere il singolo forte di sé stesso, e forte nel gruppo. 

Per questo, molti sono gli obiettivi che il team building può perseguire tra i quali: far conoscere le persone in modo approfondito; stimolare ed aumentare la collaborazione; costruire e potenziare relazioni interpersonali; creare un clima di fiducia e di stima tra gli appartenenti allo stesso gruppo; sviluppare creatività, ascolto, empatia, motivazione, coesione, integrazione; lavorare per obiettivi; conoscere e riconoscersi nella mission e nei valori aziendali; valutare ed apprezzare attitudini, competenze e potenzialità dei singoli individui.

Quindi? 

Meglio un trekking in montagna o una cena al ristorante tra colleghi? 

Una giornata alle terme o una chiacchierata con uno psicologo professionista?

Se, arrivato a questo punto vuoi approfondire le infinite attività e declinazioni della pratica di team building, troverai nel prossimo articolo la risposta a tutte le tue domande.

Anna Rossoni

Dott.ssa Anna Rossoni laureata in Psicologia presso Università di Padova, specializzata in medicina Psicosomatica presso Università di Padova.

Iscritta all’albo degli Psicologi del Veneto n.3953 sezione A.

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