Sindrome di Stoccolma in amore: 5 comportamenti da cancellare per amarti di più 

Anna Rossoni

sindrome di stoccolma in amore

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La sindrome di Stoccolma, in amore

Se non conosci la Sindrome di Stoccolma in amore, prova a rispondere a queste due domande.

È possibile innamorarsi del proprio rapitore? Come si può arrivare a giustificare le azioni di un aggressore?

È quello che è successo in un giorno del 1973, a Stoccolma, e sarà proprio quel caso a dare il nome alla Sindrome di Stoccolma: l’argomento di questo articolo.

Prima, però, ci tengo a specificare una cosa.

Con questo approfondimento non miro ad esaurire l’argomento che, per complessità ed ampiezza, merita ben più di una raccolta di pagine dedicate.

Lo scopo di questo contenuto è fornirti alcune informazioni utili, perché diventino stimolo e consapevolezza riguardo ad un tema tanto delicato quanto sempre più diffuso.  

La Sindrome di Stoccolma

Immagina di trovarti al centro di una storia intrigante, che ha avuto inizio in una banca di Stoccolma nel 1973

In un giorno apparentemente ordinario, quella banca diventa il palcoscenico di una rapina. Un gruppo di malviventi irrompe armato, prendendo in ostaggio clienti e dipendenti: 4 in tutto, tenendoli in stato di prigionia per 131 ore ininterrotte.

Se ancora può sembrare lontanamente “normale” che ciò accada, sarà l’esito insolito di questa storia a rendere il tutto un caso di studio, il primo nella storia della psicologia, e tale da portare nell’immaginario collettivo una Sindrome fino ad allora sconosciuta: la Sindrome di Stoccolma.

In mezzo al caos e alla paura di quella stanza di sicurezza, al cui interno c’erano tutti i presupposti perché si sviluppassero rapporti di aggressione e violenza, oltre che di dominio e dipendenza, iniziarono a nascere legami affettivi tra ostaggi e rapinatori, che dureranno ben oltre l’esito della rapina.

Le vittime, invece di provare solo terrore nei confronti degli aggressori, iniziano a mostrare segni di simpatia e addirittura affetto

Ma è una volta terminata la vicenda che il suo strano epilogo destò ancora più sorpresa.

Per la prima volta alcuni ostaggi difesero l’operato di chi li aveva tenuti in ostaggio per quasi 6 giorni, ostacolando le indagini della polizia.

Ma quindi è davvero possibile arrivare a giustificare le azioni del proprio aggressore?

Come è possibile sviluppare affetto o addirittura innamorarsi? 

Dopo quel giorno, fu il criminologo e psicologo Nils Bejerot a parlare di Sindrome di Stoccolma, per descrivere il fenomeno psicologico in cui si sviluppa una connessione emotiva tra l’ostaggio e il rapitore, o più ampiamente tra la vittima e il proprio carnefice.

La risposta è dunque , e in questo articolo affrontiamo insieme come sia possibile che ciò accada anche in amore.

La Sindrome di Stoccolma in amore

La portata mediatica di quell’episodio fu tale che studiosi e specialisti esaminarono e analizzarono il caso, giungendo a queste conclusioni.

Come dice propriamente il nome, la sindrome di Stoccolma non è un disturbo.

Ciò definisce che stiamo avendo a che fare con attivazioni emotivo-comportamentali in soggetti sottoposti a particolari eventi traumatici, come abusi fisici o mentali.

È per questo motivo che la sindrome di Stoccolma è sì un fenomeno psicologico che si manifesta in situazioni estreme di stress (come ad esempio rapimenti o sequestri), ma può essere applicata ai contesti più ampi delle relazioni umane, comprese le relazioni amorose.

Sebbene il contesto primario sia quello dei crimini violenti, la sindrome di Stoccolma può essere analizzata anche all’interno delle dinamiche delle relazioni interpersonali, specialmente quelle caratterizzate da squilibri di potere, manipolazione emotiva o abuso.

Ad esempio, una persona coinvolta in una relazione tossica potrebbe sviluppare sentimenti di dipendenza e affetto verso il partner abusivo, nonostante i danni emotivi subiti.

Nel contesto dell’amore romantico, la sindrome di Stoccolma può manifestarsi in relazioni caratterizzate da comportamenti coercitivi o dannosi da parte di uno dei partner. La persona che subisce tali comportamenti potrebbe ritrovarsi ad attaccarsi emotivamente al partner abusivo, trovando difficile o addirittura impossibile lasciarlo nonostante le evidenti ragioni per farlo. Questo può essere alimentato da una combinazione di paura, confusione e il desiderio di mantenere la relazione o la percezione di un legame profondo con il partner abusivo.

Vediamo come si possono manifestare queste risposte psicologiche di fronte a situazioni di estrema vulnerabilità e stress in amore.

Sindrome di Stoccolma: significato e sintomi

Se chiariamo che la sindrome di Stoccolma non deriva da un pensiero logico razionale, ma dal più istintivo spirito di sopravvivenza, possiamo comprendere da subito che il sentimento nato tra vittima ed aggressore non è frutto di una scelta, né della volontà.

Essa sembra essere una risposta automatica, la reazione più sensata in un momento di estremo stress per cercare di proteggersi, per ristabilire una condizione di percepita sicurezza.

Quando parliamo di sindrome di Stoccolma ci riferiamo dunque a reazioni emotive di adattamento psicologico post-traumatico.

Il trauma alla base della sindrome di Stoccolma è la privazione della libertà: l’improvviso e spesso violento scatenarsi di dinamiche in cui la vittima si trova a dover fare i conti con una situazione di dipendenza.

Non solo violenza, questo complesso si mostra nell’irrazionalità di piccoli comportamenti perpetrati che diventano abitudini sbagliate e malsane, manipolazioni giornaliere che possono sembrare ingenuamente innocue, ma che finiscono per cambiare la natura di una persona.

È il crollo dei punti di riferimento, l’esposizione al potenziale pericolo e la sensazione di impotenza di fronte alla minaccia dell’aggressore (che sia uno sconosciuto o il proprio partner) l’evento traumatico che scuote gli equilibri psicologici della vittima.

In una rapina, così come in amore, la consapevolezza, spesso inconscia, di questa situazione è ciò che può portare a diventare amica/o del sequestratore, o a comprendere e difendere il proprio partner violento.

Appare chiaro che questo sentimento non abbia nulla a che fare con la purezza del vero amore, ma nasca come risultato di un nuovo equilibrio, in cui la persona affronta il passaggio dall’essere indipendente all’essere dipendente da un solo individuo.

Sindrome di Stoccolma: le fasi dell’amore 

Abbiamo parlato della sindrome di Stoccolma come la risposta ad un evento traumatico violento e soprattutto inaspettato.

Anche in amore, spesso è così, ma il più delle volte non ci aspettiamo arrivi a tal punto.

Può infatti capitare che, proprio per l’intimità raggiunta dalla coppia e la fiducia riposta nel partner, alcuni comportamenti tossici e sbagliati non vengano inizialmente considerati come campanelli d’allarme.

In simili situazioni, si tende a giustificare logicamente la reazione della persona che si ama, e che fino a quel momento si pensava di conoscere profondamente.

sindrome di stoccolma in amore

Primo momento: Negazione

La negazione emerge come meccanismo di difesa primario, offrendo un rifugio temporaneo dalla paura e dallo stress.

Rifiutare di riconoscere la natura violenta e abusiva della relazione è ciò che permette alla vittima di affrontare la situazione con una sorta di normalità apparente, sebbene illusoria.

Secondo momento: Consapevolezza inconscia

La vera consapevolezza giunge solitamente solo in un terzo momento, dopo quella inconscia.

La speranza è che qualcuno possa accorrere in aiuto, ma la realtà è che finché non siamo noi a chiederlo, è difficile chiudere gli occhi e ritrovarsi improvvisamente al sicuro.

È da questa presa di coscienza che potrebbero manifestarsi reazioni emotive automatiche di difesa, come un illogico attaccamento sentimentale, o addirittura innamoramento, verso il partner da cui bisognerebbe invece allontanarsi.

Terzo momento: Complesso di Stoccolma

L’impotenza, la dipendenza e l’impossibilità di fuggire possono contribuire alla tentazione di voler collaborare con il proprio aggressore, unica possibilità per sottrarsi a tutto ciò.

Comprensione, giustificazione, razionalizzazione e negazione sono le conseguenze razionali di una decisione che è invece istintiva: quella di negare la situazione di cui si è vittima.

Perché, dopotutto, sembra meglio percepirsi protagonisti delle proprie azioni che sentirsi vittime inermi di azioni altrui.

I sintomi della Sindrome di Stoccolma in amore

Lo stress vissuto da chi vive una condizione simile, spesso si manifesta con sintomi precisi.

I più frequenti sono:

  • aumento della frequenza cardiaca
  • difficoltà respiratorie
  • tensione muscolare
  • Disturbi gastrointestinali, come nausea, diarrea o bruciore di stomaco.
  • Mal di testa o vertigini
  • reazioni cutanee (prurito, dermatite, vitiligine, orticaria, psoriasi)
  • stanchezza cronica e disturbi del sonno (incubi)
  • perdita di appetito (anche sessuale)
  • fobie
  • flashback intrusivi
  • ansia
  • depressione

Come superare la Sindrome di Stoccolma in amore

come superare la sindrome di stoccolma nelle relazioni amorose

I 5 comportamenti da cancellare per amarsi di più 

1 – Smetti di comprendere

Il trauma di un comportamento violento, verbale o fisico, da parte del proprio partner, soprattutto se inaspettato, può portare a reagire con estrema razionalità per trovarne la causa (spesso anche in se stessi).

Questo comportamento è assolutamente da evitare: la violenza è una scelta e non risulta più lieve se motivata o contestualizzata.

2 – Smetti di sminuire

Sminuire un gesto violento del partner è prima di tutto una mancanza di rispetto per la propria emotività, e verso se stessi.

Ascolta le sensazioni che provi e non rifugiarti nella negazione di frasi come:

“Non era mai successo”

“È la prima volta”

“Dopotutto, è stato violento/a solo a parole”

3 – Smetti di scusare

Non scusare ciò che normalmente non saresti disposto/a a fare, solo per paura delle conseguenze.

La scelta di rispondere alla violenza con più amore non sempre è la soluzione giusta.

4 – Smetti di sperare

Nonostante possa sembrare una scelta difficile, tale da togliere le poche forze rimaste, non sperare che la situazione si risolva da sola, smetti di sperare che il partner comprenda come ti senti senza un dialogo aperto e senza confronto.

Ma soprattutto, se senti di avere bisogno di un parere, di conforto o di aiuto, non sperare di riceverlo senza doverlo chiedere.

Sii protagonista del tuo cambiamento.

5 – Smetti di aspettare

È dalla consapevolezza del tuo amore e della relazione che stai vivendo che troverai le motivazioni per inseguire il cambiamento che stai cercando.

Se senti di aver compiuto questo passo e di aver bisogno di aiuto per compiere i successivi, non aspettare di ricevere aiuto.

Anna Rossoni

Dott.ssa Anna Rossoni laureata in Psicologia presso Università di Padova, specializzata in medicina Psicosomatica presso Università di Padova.

Iscritta all’albo degli Psicologi del Veneto n.3953 sezione A.

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