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Paura della morte 03 Nov 2022

03 Nov

BY: Anna

Novità

“Viviamo tra cose destinate a morire.”

Seneca, filosofo greco

La paura della morte è un sentimento umano e naturale, spaventa e lascia tante domande a cui la psicologia risponde con l’amicizia e l’amore per la vita.

Cosa pensare della morte?

La morte è una nostra alleata con cui stringere amicizia

Chiunque, soffermandosi per qualche secondo, potrebbe affermare che pensare alla morte significhi provare timore o paura, magari reagendo con un senso di vuoto o ansia.

Queste reazioni, unite magari ad un lutto non superato, possono tradursi in un’eccessiva paura della morte di natura patologica: la cosiddetta tanatofobia.

In questo articolo scoprirai che la morte, in realtà, non è altro che una nostra alleata con cui stringere amicizia per imparare a vivere e gustare il valore vero della vita.

Tanatofobia, paura della morte

Tanatofobia: la paura di morire

Cos’è la tanatofobia

Con il termine tanatofobia si intende una paura spasmodica ed eccessiva della morte. Indica la percezione di costante morte imminente ed è generalmente legata a traumi subiti o a disturbi psicologici.

La tanatofobia provoca soprattutto ansia, attacchi di panico e paura forte e persistente, causati da una costante sensazione di morire a breve.

Per questo, la tanatofobia è considerata un vero e proprio disturbo psicologico, con il quale non si nasce, ma risultato del nostro vissuto e delle nostre esperienze.

Durante l’infanzia e l’adolescenza, infatti, ogni individuo è spesso costretto ad affrontare il tema della morte e del lutto: perdere un proprio caro, un animale a cui si è affezionato, il trasferimento del migliore amico in un’altra città, ma anche osservare la separazione dei propri genitori; tante sono le esperienze che ci possono avvicinare al tema della perdita già da piccoli.

Siamo dunque portati quasi da subito ad imparare che la morte esiste, e che il ciclo della vita consiste anche nella sua fine. Può svilupparsi da qui la prima paura della morte e la necessità di affrontarla con consapevolezza.

Cos’è la tanatofobia: etimologia e significato

Per comprendere al meglio cosa significhi tanatofobia dobbiamo innanzitutto osservare la sua etimologia greca, composta dai termini greci thanatos e phobia che automaticamente si traducono in “paura di morire”.

“Thanatos”, presso gli antichi greci, era la personificazione maschile della morte, ricordato come dio crudele e violento.

Il termine fobia (dal grego “phobos”) descrive, invece, un’irrazionale e fobica paura: situazioni, contesti, persone o animali possono provocare una reazione di forte rigetto e rappresentare un pericolo “reale” e imminente.

La reazione principale è il desiderio di evitare ciò che incute timore.

Nonostante, però, questa sia legata apparentemente ad un oggetto specifico, si tratta realmente solo di una causa scatenante.

La psicologia ritrova infatti motivazioni inconsce e interiori alla base delle nostre fobie, e anche la tanatofobia, declinandosi in paure distinte e specifiche, si sviluppa in seguito a motivazioni psicologiche, traumatiche o personologiche.

Le diverse fobie della morte

Sotto alla più generale tanatofobia si nascondono paure della morte singole e specifiche, rivolte a situazioni particolari che ci preoccupano fino a non controllare le nostre reazioni e impedirci di affrontarle.

Le principali fobie della morte sono:

  • la paura di morire giovani
  • la paura di morire nel sonno
  • la paura di morire di infarto
  • la paura di morire durante il parto
  • la paura di morire avvelenati
  • la paura di morire di tumore
  • la paura di morire in aereo

A spaventarci, spesso, è soprattutto la natura inevitabile e “fatidica” della morte, la sofferenza che potrebbe provocare ai nostri cari o i disagi che comporta, ma anche l’impossibilità di sapere cosa avviene dopo la morte e cosa ne sarà di noi.

Perché si ha paura di morire?

La paura di morire nasce dalla consapevolezza di essere l’unica specie in grado di percepire la nostra esistenza, e la sua possibile fine. Gli esseri umani, infatti, differiscono dagli animali proprio per la consapevolezza che muove la vita, risultato di ragionamenti e riflessioni che, se dedicati al tema della morte, provocano un naturale senso di ansia e paura.

L’equilibrio tra il terrore di poter morire da un momento all’altro, completamente imprevedibile e incontrollabile, e la totale “assenza di presenza” fisica della morte, che ci porta a vivere dimenticandoci di lei, provoca disorientamento e ansia.

La morte, infatti, si palesa a noi solamente tramite il lutto di persone care e amici, in età adolescenziale e mentre sviluppiamo il nostro modo di affrontare il mondo.

Nasce proprio in quel periodo la nostra reazione alla morte e l’eventuale paura di morire.

Non nasciamo con la fobia della morte, bensì iniziamo a preoccuparcene solamente quando la osserviamo per la prima volta, conseguenza del nostro vissuto e delle sue esperienze.

Solamente in età adulta, consapevoli e maturi che la vita si esprime nel suo corso e nel suo decorso, impariamo ad accettare la morte come un destino che appartiene a tutti e a cui possiamo rispondere scegliendo come vivere.

Paura della morte: cause e traumi

Le cause della tanatofobia sono principalmente traumi, ricordi e esperienze che hanno cambiato radicalmente il nostro rapporto con la morte.

Affrontare un lutto durante l’infanzia, perdere i propri genitori, un caro parente, un amico o il proprio animale preferito porta a sperimentare il vuoto e la mancanza.

Un incidente stradale o un intervento particolarmente pericoloso, accorgersi dell’età dei nonni a cui teniamo: tutte queste esperienze mostrano quanto sia tangibile la morte e ci spaventano.

Le forti emozioni provate e la difficoltà ad elaborare e superare un lutto, si riflettono poi sul futuro sviluppando in noi paure legate alla possibilità di ritrovarsi soli, o viceversa di lasciare le persone che amiamo.

Cos’è il lutto in psicologia

Con il termine lutto si indica un sentimento forte e destabilizzante che porta a vivere e manifestare profondo dolore per la perdita di una persona cara.

Il lutto è uno stato d’animo che esprime un vuoto, una mancanza appunto causata da una perdita.

In psicologia, la parola lutto ha un significato più ampio e identifica tutti i sentimenti e stati mentali, derivanti da accadimenti più o meno improvvisi, che generano una forte sofferenza nella persona e che traducono il loro impatto psicologico modificando la sua vita.

Una separazione o la fine di un’amicizia, la perdita del lavoro o l’interruzione di un legame significativo fino alla morte di una persona cara: sono tutti eventi che la psicologia indica con il termine lutto.

Affrontare ed elaborare il lutto è fondamentale per poter respirare nuovamente aria pulita e ricominciare a vivere con stimolo e positività.

Le fasi di elaborazione del lutto e loro emozioni

Cos’è l’elaborazione del lutto?

La fase di elaborazione di un lutto è il processo di rielaborazione personale della perdita di una persona cara.

Si tratta di una fase particolarmente dolorosa che porta ciascuno ad affrontarla secondo necessità soggettive e non senza contraddizioni.

Nonostante la tristezza, però, una consapevole elaborazione del lutto è necessaria per affrontare la morte ed evitare che un lutto diventi patologico.

Disturbi psicologici, traumi e malesseri sono infatti una possibile conseguenza di un lutto particolarmente difficile da superare che, se non accettato, può lasciare profonde ferite nell’individuo.

Ripercorriamo le principali fasi di elaborazione.

L’elaborazione di un lutto si sviluppa in cinque fasi:

  • Negazione
  • Rabbia
  • Contrattazione
  • Depressione
  • Accettazione

La negazione

In una prima fase lo shock è forte e la reazione automatica è fuggire dal problema.

Si attiva un meccanismo di difesa che ci porta a fingere che non sia accaduto nulla, nascondendo la fonte del nostro dolore.

Difficilmente viviamo consapevoli che ogni relazione o esperienza nasca con un inizio e possa finire, ciò ci porta ad essere impreparati e rifiutare quando la morte/fine si presenta.

Spesso questa fase è accompagnata da un profondo senso di colpa causato dai rimorsi e dai nostri errori passati.

L’impossibilità di correggerli ci spinge a sentirci colpevoli per un litigio, un’incomprensione o un nostra mancanza nei confronti del nostro caro.

Vorremmo poter tornare indietro per correggere questo aspetto, ora che è troppo tardi.

La rabbia

La rabbia nasce dalla forte energia che il lutto provoca in noi stessi.

Lo sfogo di cui abbiamo bisogno, ciò che il dolore e le lacrime hanno inizialmente taciuto si mostra con forza e convinzione.

È comune incolpare qualcosa o qualcuno per il lutto, veicolando così i sensi di colpa e l’ingiustizia dell’evento.

Questa fase è particolarmente intensa, è importante evitare di reprimere o silenziare le nostre emozioni ma lasciarle libere di esprimersi senza forzature, cercando di ascoltarle per comunicare con noi stessi.

La contrattazione

La fase di contrattazione segna una prima accettazione del lutto e permette di muovere i primi passi per riprendere in mano la propria vita.

Si tratta di un vero negoziato nel quale l’individuo, nonostante il lutto e le sue emozioni, cerca nuovi stimoli per reagire e provate a ripartire.

Spesso questo passo porta cambiamenti nella vita della persona che diventano motore e stimolo per superare il lutto.

La depressione

Questa fase incide intensamente sulla sofferenza del lutto e fa vivere un profondo senso di vuoto e mancanza.

Dopo le fasi iniziali di negazione, reazione e rabbia, la consapevolezza di aver perso una persona amata e che questa non possa tornare, provoca grande dolore a cui sembra difficile trovare cura o sollievo.

Proprio l’intensità e la delicatezza di questa fase può sfociare in primi sintomi di depressione.

È fondamentale, a questo punto, trovare stimoli e ripartire da noi stessi, ciò che amiamo, per ritrovare luce e positività nella nostra vita.

Accettazione

L’ultima fase di elaborazione di un lutto consiste nell’accettare la perdita.

Il dolore provato non è taciuto e nemmeno terminato, l’individuo è però consapevole che sia naturale provare tristezza e mancanza ma che ciò non deve diventare un limite alla vita.

Come superare la paura della morte: ce lo spiega la psicologia

Stringere amicizia con la morte per ritornare a vivere

Come fare per non avere paura della morte?

La psicologia ci insegna che la morte non deve essere sinonimo di fine.

Avere paura della morte è umano e naturale, ma vivere la vita con meno intensità e gioia soltanto perché prima o poi sarebbe finita, è il modo più sbagliato per affrontare la morte.

Non bisogna avere paura della morte: il primo passo per superarla è guardarla negli occhi.

Ci accorgeremmo che, nonostante qualunque cosa sia destinata a finire, è forse proprio questa sua natura a renderla preziosa e unica.

Mi piace pensare alla vita come ad un’opportunità, della quale non sempre siamo in grado di cogliere il fascino. Ci è stata regalata, ma con lei dobbiamo affrontare difficoltà e momenti duri che ci distolgono lo sguardo dal suo valore. Non ci è consentito conoscere la sua durata e, nonostante ciò possa intimidirci di fronte alla sua fine, assume un altro sapore se la osserviamo da una prospettiva nuova.

Superare la paura della morte significa dare il giusto valore al tempo, proprio perché questo è limitato e sfuggente.

La nostra vita si riempie di ricordi ed esperienze che non potremo ripetere, felici e rare proprio per la loro unicità.

Il primo passo per affrontare la morte è imparare a vivere il valore della vita in ogni suo momento: una relazione, un’esperienza o un’amicizia, un viaggio o una vacanza.

Accettare la morte significa accettare che, per quanto possiamo tentare, non possiamo evitarla.

Accettare la morte significa stringerci amicizia perché lei e solo lei può darci il coraggio

di scegliere se sprecare il tempo che ci è dato o se viverlo appieno. Stringerci amicizia perché la accoglieremo con la consapevolezza di una vita che ha valso la pena di essere vissuta in ogni suo istante.

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