Sindrome dell’abbandono: la paura dell’abbandono e come superarla

Anna Rossoni

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Sindrome dell’abbandono: una patologia o un’ansia?

Una patologia, un’ansia o una dipendenza affettiva: cos’è la sindrome dell’abbandono?


In questo articolo cerchiamo di comprenderne le cause, i sintomi e le ansie che si nascondono al suo interno, per imparare a superare la paura dell’abbandono con l’aiuto della psicologia.

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La sindrome dell’abbandono è spesso connessa alla paura di restare soli, all’ansia di essere lasciati o abbandonati e, dunque, ad un possibile sviluppo di dipendenza affettiva o emotiva.

Ma cos’è la sindrome dell’abbandono?

La sindrome dell’abbandono è la manifestazione di un vuoto, creato dalla paura di non poter superare, vivere o esistere senza qualcuno o qualcosa.

Spesso si tratta della paura di perdere il partner in amore, un genitore o un nonno, a volte anche il proprio animale domestico.

Possiamo immaginare la sindrome dell’abbandono come un meccanismo anticipatorio che, spesso in seguito ad un trauma passato o ad un vissuto abbandonico, ci porta a temere che questo possa accadere di nuovo.

Il tema centrale è dunque la perdita, e la solitudine che ne deriva.

Paura, ansia e spesso angoscia sono i sentimenti che si introducono nelle relazioni, condizionando atteggiamenti, pensieri e comportamenti che possono assumere una connotazione talvolta ossessiva.

Nonostante non si tratti di una vera e propria patologia riconosciuta, né di un disturbo, la sindrome dell’abbandono può comunque portare a dipendenze e pensieri ossessivi.

Vediamo insieme come superare questa paura imparando a conoscerne le cause, i sintomi e le cure, per dare un senso nuovo alla “solitudine”.

Non più un vuoto di solitudine, ma un’opportunità per vivere a pieno il nostro io!

Definiamo la sindrome dell’abbandono

Se dovessimo definire la sindrome dell’abbandono non potremmo usare la parola patologia, né tantomeno disturbo.

Quando parliamo di sindrome da abbandono ci riferiamo a un insieme di paure, ansie e pensieri ossessivi che nascono dalla difficoltà di reagire ad una possibile perdita futura, e del senso di vuoto che questi pensieri intrusivi ci provocano nel presente.

Tali meccanismi anticipatori, proprio per la reazione che innescano, possono condurre a veri attacchi di panico, massima manifestazione fisica della difficoltà di gestire queste emozioni da parte del soggetto.

Ma quali sono le cause della paura dell’abbandono?

Paura dell’abbandono: le cause

L’ansia da abbandono è una paura piuttosto comune, le sue cause possono essere identificate in eventi di natura traumatica e/o abbandonica spesso accadute durante l’infanzia e la cui carica emotiva ci ha segnato profondamente.

Ma non solo.

Potrebbe altrettanto accadere che un bambino viva l’abbandono anche senza veri e propri eventi traumatici.

Avere genitori spesso assenti per lavoro, per esempio, potrebbe comunque portare il figlio a sentirsi poco considerato quando “lasciato dai nonni”.

Più in generale, gli eventi abbandonici tendono a provocare una separazione netta tra quello che c’era “prima” e ciò che rimane “dopo”.

Disorientando, costringendo a trovare un nuovo equilibrio, togliendoci certezze e punti di riferimento.

Situazioni simili possono influire sullo sviluppo di dinamiche di scarsa autostima in se stessi ed insicurezze, causando ansie e preoccupazioni.

Ecco le principali cause della sindrome dell’abbandono:

  • Genitori poco presenti (o vissuti come tali)
  • Divorzio
  • La fine di una relazione 
  • Un lutto improvviso
  • Un licenziamento

Genitori poco presenti (o vissuti come tali)

Aver vissuto durante l’infanzia una presenza discontinua dei genitori, poche attenzioni o punti di riferimento, può rivelarsi in futuro motivo di incertezza.

La causa è da individuare nel consolidamento della propria persona, e del proprio carattere, abituati all’instabilità, anche emotiva.
I genitori hanno il dono speciale di far crescere il figlio nella piena espressione di se stesso: se un genitore manca in questo compito, tale mancanza si rifletterà nella personalità del figlio.

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Divorzio

Per un figlio vivere il divorzio dei propri genitori porta a dover accettare la separazione e l’allontanamento di una figura centrale, soprattutto, ma non solo, durante il periodo dell’infanzia.

Un padre o una madre che d’improvviso non riempiono più l’aria di casa con la loro presenza possono generare un profondo vuoto, che il figlio potrebbe colmare con qualcosa o qualcuno, la cui perdita sarebbe un evento altrettanto difficile da digerire, dunque da evitare a tutti i costi.

La fine di una relazione

La fine del primo amore, più in generale di una relazione amorosa, può essere motivo dell’insorgere di ansia da abbandono.

Riporre grandi aspettative nella persona amata, o nella sua idealizzazione, e non ricevere in cambio gli stessi sentimenti, o addirittura dover sopportare la fine del rapporto, potrebbe rivelarsi la causa di condizionamenti o pensieri intrusivi durante le relazioni successive.

La connessione è semplice. Se siamo stati lasciati una volta, potrebbe essere possibile che ciò avvenga nuovamente, facendoci rivivere quel senso di abbandono tipico di questa paura.

Un lutto improvviso

Il lutto di una persona cara è una forma di abbandono in grado di lasciare un vuoto che neanche il tempo, da solo, a volte sa colmare.

Il tema della morte, così complesso, imprevedibile e lontano dalla nostra cultura, è qualcosa che difficilmente riusciamo ad accettare, e anzi temiamo a tal punto di rifiutare.

Anche la morte, dunque, può avere un peso importante nello sviluppo della sindrome da abbandono, motivo per cui, nei capitoli successivi dell’articolo, uno in particolare è dedicato al tema del lutto.

Un licenziamento

Anche un licenziamento, seppur la sua natura sia diversa dalle altre cause, potrebbe rivelarsi veicolo di ansie e timori.

Affrontare un licenziamento significa accettare un rifiuto e dover ripartire, costruendo un nuovo sistema di punti di riferimento per l’equilibrio economico, emotivo e personale della nostra vita.

Ansia da abbandono: i sintomi

Non sempre è facile individuare i sintomi dell’ansia abbandonica poiché gli stessi comportamenti potrebbero avere letture differenti in ogni persona.

Alcuni campanelli d’allarme, soprattutto se si manifestano insieme ad altri, possono però guidarci nel riconoscere l’ansia da abbandono poiché tendono ad attivarsi in modo inequivocabile quando il soggetto ne soffre.

Come potrai notare, la maggior parte dei più comuni sintomi della paura di essere abbandonati sono atteggiamenti o comportamenti preventivi, che il soggetto compie per “assicurarsi” di non perdere qualcuno, più che qualcosa.

I sintomi più comuni della sindrome dell’abbandono sono:

  • Ipercontrollo
  • Vittimismo
  • Paura del cambiamento
  • Difficoltà a voltare pagina
  • Gelosia
  • Manipolazione
  • Bassa autostima

Come si comporta una persona che ha paura dell’abbandono

Come si manifestano i sintomi dell’ansia da abbandono nei comportamenti del soggetto che ne soffre?

Per riconoscere una persona che soffre di paure simili potrebbero venirci in aiuto alcuni meccanismi e atteggiamenti frequenti.

In corrispondenza di eventi abbandonici, reali o immaginati, e del trauma che ne scaturisce, alcune reazioni sono infatti piuttosto comuni.

Vediamole insieme:

  • Sbalzi umore
  • Scarsa fiducia in se stessi
  • Tendenza a colpevolizzarsi
  • Difficoltà a vivere il presente
  • Paura del futuro

La sindrome dell’abbandono in amore

La sindrome dell’abbandono condiziona notevolmente l’esperienza dell’amore, tanto da trasformare un possibile rapporto di crescita condivisa in una relazione di dipendenza affettiva ed emotiva.

sindrome da abbandono

La paura di essere abbandonati fa vivere male le storie d’amore, o d’amicizia.

Il solo pensiero di perdere l’altro diventa un’ipotesi da scongiurare che toglie forza ed energia al nostro vivere naturalmente la relazione stessa.

Con il trascorrere del tempo, questi comportamenti, se prima si fanno premurosi, diventano ossessivi, portando il soggetto ad avere il costante bisogno di tenere il partner il più vicino possibile.

Litigi, incomprensioni o idee contrastanti non sono superati con dialogo e comunicazione, ma sono affrontati con la sola paura di deludere, stancare o allontanare l’altro.

Gelosia, instabilità e bassa autostima sono le manifestazioni sintomatiche di colui che vive la propria relazione con il timore che questa finisca, lasciandolo/a solo/a.

Ciò che è importante imparare dall’amore è che si tratta di un’esperienza di crescita, personale e di coppia.

Ogni storia ci insegna qualcosa, anche nei suoi momenti più difficili.

E soprattutto, ogni storia, perché si riveli una relazione duratura e benefica, richiede crescita ed evoluzione.

Ecco perché il futuro non deve spaventare, ma deve essere affrontato come un’opportunità.

Non di perdere ciò che si “era” o si “aveva”, ma di aggiungere sempre qualcosa al nostro vissuto e alla nostra persona.

Nei casi più estremi, la sindrome dell’abbandono può portare a dipendere totalmente dall’altra persona, rendendoci ciechi di fronte a situazioni per noi dannose o tossiche.

La sindrome dell’abbandono: il lutto

Nel mio articolo sulla cosiddetta tanatofobia, termine con cui si indica la comune paura della morte, ho affrontato il tema del lutto per cercare di comprendere insieme da cosa proviene il timore che proviamo che, a volte, può diventare un limite alla vita.

Il lutto è qualcosa con cui entriamo a contatto senza preavviso, e con grande dolore.

Già da bambini affrontiamo la perdita dei cari più anziani o del nostro cagnolino, e ci troviamo a metabolizzare la mancanza, l’abbandono e la solitudine, senza, così può sembrare, potervi porre rimedio.

La paura della morte si trasforma in disturbo quando diventa invalidante e limitante.

Quando il nostro rapporto con il lutto, con il tema della fine, non viene correttamente accettato, ma al contrario rifiutato o respinto.

Le emozioni che proviamo, unite alla difficoltà ad elaborare e superare il lutto, possono poi riflettersi sul nostro futuro, portandoci, in alcuni casi, a sviluppare paure legate alla possibilità di ritrovarsi abbandonati dalle persone che amiamo.

La psicologia, però, ci insegna a non vedere nella morte un sinonimo di fine, e a non vedere nella fine di qualcosa un motivo per non viverla pienamente nel presente.

Certo, avere paura della morte è un sentimento umano e del tutto naturale, ma ciò non deve portarci a vivere la vita con meno intensità.

Questa riflessione è valida anche per superare il disturbo dell’abbandono.

Vivere ogni esperienza con l’ansia che possa finire (che sia una relazione, un lavoro o un’amicizia) è il modo più sbagliato per assaporare ciò che il presente ci regala. 

Se il futuro ci spaventa, il presente rimane ogni giorno una nuova opportunità, unica proprio perché è l’incertezza del domani a rendere l’oggi un regalo da non sprecare.

Dobbiamo prima di tutto accettare la morte, e la possibilità di sentire la mancanza di una persona, di una relazione, ma anche di un’esperienza o di un viaggio.

Successivamente, superare la paura dell’abbandono è possibile se ci riempiamo del nostro passato.

Ciò non significa vivere il presente con lo sguardo rivolto indietro.

Riempirsi del passato significa vivere ricchi e forti delle esperienze del passato, negative e positive, perché, ognuna a modo suo, rappresenta una lezione ed una consapevolezza in più.

I ricordi e i momenti condivisi con chi non c’è più, gli insegnamenti di un nonno o ciò che abbiamo imparato durante l’adolescenza, sono tesori che non possiamo sperare durino in un presente eterno.

Ciò che dura per sempre è quello che teniamo stretto nella nostra persona, ciò che ci riempie e che ci plasma con individui.

Superare la paura della morte significa dunque dare il giusto valore al tempo, alle esperienze, alle persone, oggi e adesso.

Test sulla sindrome dell’abbandono

Se sei curioso/a di scoprire di più sull’ansia da abbandono, o se interessato/a a comprendere le paure che provi, sappi che esistono alcune possibilità in grado di aiutarti a valutarle adeguatamente.

Nonostante non esistano propriamente dei test sulla sindrome dell’abbandono, un colloquio clinico con uno specialista psicosomatista è ciò che permette di identificare la vera natura di questi comportamenti. Aiuta non solo a comprendere il senso delle nostre ansie e dei nostri timori relazionali, ma a superarli grazie al giusto percorso di terapia psicologica.

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Come superare la paura di essere abbandonati

Tre consigli per superare l’ansia da abbandono

Approfondendo la sindrome dell’abbandono, ne abbiamo colto aspetti più profondi come il tema dell’amore e del lutto, il tema della fine, del presente e delle paure che rivolgiamo verso il futuro.

Come superare la paura dell’abbandono?

Ecco i 3 consigli che più mi sento di dare, per superare la paura dell’abbandono.

1 – Sposta il punto di riferimento sull’Io

La paura dell’abbandono può portare a sviluppare relazioni di dipendenza verso qualcun altro, tanto da sentirsi svuotati in sua assenza, privi di senso e disorientati.

Il primo passo da compiere è portare il centro della nostra vita in noi stessi.

Ogni giorno dobbiamo ricordarci che la nostra felicità, il nostro essere e il nostro ben-essere, devono dipendere da noi stessi.

Le persone di cui ci circondiamo, amici, parenti e partner, ma anche passioni e hobbies, sono ciò che di più bello può dar valore alle nostre giornate, che però devono avere senso per il solo fatto che siamo noi a viverle.

Stringere una relazione con se stessi non significa rinchiudersi nella solitudine, al contrario significa riempire il nostro Io, conoscerlo, crescere ed evolversi.

Stare bene con se stessi, insomma, è fondamentale e necessario per stare bene con gli altri, da cui non dobbiamo far dipendere il nostro equilibrio.

2 – Vivi il presente, non il futuro

Avere paura di essere abbandonati è una forma di pensiero intrusivo che attua un immaginario futuro, dandogli forma e concretezza nel presente, che di conseguenza viviamo con un sentimento di ansia vera.

Il secondo passo da compiere è ricordarsi che il presente non deve dipendere da ciò che il futuro ci riserverà.

La fine, il cambiamento e l’evoluzione non devono fermare la nostra voglia di esporci al nuovo.

Perché è lì che si nascondono le opportunità più ricche, le esperienze che viceversa non vivremmo.

Accogli il rischio come possibilità per crescere e imparare e non rimanere legato a ciò che “hai” oggi, per paura di perderlo domani.

3 – Se ne senti il bisogno, affidati ad un percorso di terapia

Se senti il bisogno di un parere esterno, di un confronto aperto e soprattutto di un percorso che ti porti a comprendere le paure che vivi…

Affidarsi ad uno specialista è ciò che più può aiutarti a superare la sindrome dell’abbandono.

Mi piace ricordare che la terapia non è una ricetta universale. Proprio per la sua capacità di cogliere il lato più intimo e personale di ognuno di noi ci può accompagnare verso il senso e le risposte che cerchiamo.

Non si tratta del terzo passo da compiere…

ma di piccoli passi di un percorso per tornare a vivere l’amore e la vita. 

Anna Rossoni

Dott.ssa Anna Rossoni laureata in Psicologia presso Università di Padova, specializzata in medicina Psicosomatica presso Università di Padova.

Iscritta all’albo degli Psicologi del Veneto n.3953 sezione A.

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